31° anniversario sisma, Lucido: ridare agli irpini dignità di vita

SANT’ANGELO DEI LOMBARDI – “Puntualmente, in occasione di ogni anniversario del sisma, ci si affanna tutti nel fare analisi e riflessioni politiche, organizzando convegni ed incontri vari che, in alcuni casi, risultano essere solo momenti autoreferenziali per personaggi alla ricerca di protagonismo, in altri diventano buone opportunità per contributi e approfondimenti . Oltre ai vari aspetti relativi alla protezione civile ed alla prevenzione in genere, a mio parere, bisognerebbe approfondire ancor di più, con analisi sociologiche e perchè nò psicologiche, sulle conseguenze sociali ed umane del sisma, sugli effetti ritardati del terremoto”. E’ quanto afferma il presidente della Pro Loco di sant’Angelo dei Lombardi Tony Lucido.
“In attesa che si possa approfondire meglio, – prosegue Lucido – il terremoto del 23/11/1980 è stato una sorta di spartiacque nelle nostre comunità e della nostra civiltà, che ha cambiato radicalmente le condizioni individuali e collettive, il modo di essere ed il modo di interagire, mi permetto di evidenziare, alcuni elementi di riflessione, almeno per quanto riguarda Sant’Angelo dei Lombardi e l’Alta Irpinia, comunque meritevoli di ulteriori approfondimenti.
Si sta andando verso l’attuazione del piano ospedaliero regionale della Campania, fortemente penalizzante per le zone interne. Un piano ospedaliero che oggi sembra orfano, senza padri, ma è noto che esso fu elaborato nel periodo della Giunta Regionale di centro-sinistra di Bassolino ed oggi è rigidamente attuato dalla Giunta di centro-destra, da Caldoro. Piano ospedaliero napolicentrico, fortemente penalizzante per le zone interne, attuato da una regione che mostra i muscoli con i deboli ed il guanto con i forti; una regione incapace di intervenire sulla voragine della spesa pubblica e privata di Napoli e zone limitrofe, dove, spesso, i confini tra la leicità , corruttela e collusione, tra giustizia ed illegalità, sono molto labili, se non assenti. La Regione Campania, di ieri e di oggi, per risanare lo sperpero ed il deficit della sanità partenopea, anziché intervenire lì, si impegna a chiudere i piccoli,ospedali di montagna, propinandoci l’idea che il piccolo non è più bello, ma anzi pericoloso e che, l’ospedale sotto casa non è buono.
Proprio oggi, mentre scriviamo queste note, il P.S. del nosocomio santangiolese è stato punto di riferimento per gravissimi incidenti stradali, per bambini ammalati, per incidenti scolastici, di lavoratori per infortuni sul lavoro, per giovani sportivi, per casalinghe ed anziani; in tutti i casi, con grande professionalità degli operatori e le tecnologie ivi collocate, riesce a dare risposte adeguate. Basterebbero già queste notizie per convincere i più riottosi sulla necessità della presenza e del potenziamento, in Altra Irpinia, dell’Ospedale Criscuoli! Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!!! La distanza dal luogo dell’evento, infarto, ictus, trauma, incidente, ecc…, al primo soccorso ospedaliero è fondamentale per la salvezza delle persone, per la loro sopravvivenza e per la qualità della vita futura. Siano capaci, tutti, classe dirigente della Provincia e dell’Alta Irpinia, a spiegare le ragioni dell’opportunità offerta, della presenza dell’ospedale Criscuoli, in una zona baricentrica, facilmente accessibile, con struttura moderna ed antisismica, con utenza “vera”, con professionalità e tecnologie all’avanguardia. Tanti stanno in colpevole silenzio, oppure organizzandosi in posizionamenti di potere, alla ricerca semmai di nuove stagioni e di nuovi spazi. Oggi anche la Chiesa dice che le omissioni, il silenzio, il lasciar correre è peccato mortale! È peccato mortale e non trova giustificazione alcuna la chiusura del P.S, della chirurgia e di fatto dell’Ospedale Criscuoli!
Nessuna presenza di elicotteri e di altre tecnologie, può essere una risposta diretta, agli innumerevoli bisogni ed emergenze della popolazione, semmai possono essere da supporto all’ospedale. L’ Ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi non è al servizio di un solo comune, ma di un territorio vasto,prevalentemente montano ed è l’unico punto di riferimento per ictus, infarti, traumi da lavoro,da incidente automobilistici e di ogni tipo e patologie di ogni genere, spesso, se non quasi sempre, è l’unica risposta immediata alle problematiche di natura sanitaria e di emergenza in questo territorio. Non è assolutamente vero che costa troppo e la sua soppressione produrrà esigue economie, ma disagi, morti,sofferenze e tragedie,le cui colpe ricadranno sulla classe dirigente, di ieri e di oggi, incapace e silenziosa,quasi prona al potere napoletano, alla voragine della spesa sanitaria di quella città . Il problema non è la difesa del posto di lavoro di pochi lavoratori.
Basta con le chiacchiere dei soloni della sanità,che quando parlano,oltre a rappresentare interessi privati, le loro idee sono già superate. L’eccellenza nella sanità si organizza preparando il territorio, ed attivando ospedali piccoli, come filtri, in modo che i grandi ospedali non siano intasati. Non è vero che gli ospedali piccoli sono pericolosi, anzi sono a misura d’uomo e nelle civiltà occidentali dal centro li stanno spostando in periferia!Quindi non è vero che si vuole l’ospedale sotto casa ma si vuole semplicemente difendere un ospedale baricentrico rispetto all’Alta Irpinia,a servizio di circa 60 mila abitanti facilmente accessibile con tecnologie a professionalità qualificate,gli operatori,quasi tutti,figli di questa terra, portano dentro i valori della grande civiltà contadina: dedizione al lavoro, senso del sacrificio e forte senso della solidarietà! le sofferenza, le tragedie, le morti che ci saranno a causa dalla non immediatezza di soccorso ed emergenza, la carenza di assistenza che farà scadere la qualità della vita per gli abitanti di questo territorio saranno macigni gravosi sulla coscienza e nella storia di quanti assistono inermi a questo scempio,chi risponderà ai mille perchè delle donne rimaste vedove, dei figli rimasti orfani,ai perchè di quanti saranno devastati dal dolore per la perdita dei propri figli, amici o familiari per carenza di assistenza e per una sanità appena avviata dalle nostre parti ed oggi totalmente distrutta dagli uomini,dalla politica e da una regione, di ieri e di oggi,sempre più distante da questo territorio.
Dopo vertenze, incertezze e speculazioni varie, a quasi venti anni dal sisma dell’80, il 19/11/1999 venne riaperta al culto la Cattedrale di Sant’Angelo dei Lombardi ed agli occhi di tutti rimbalzò subito la bruttura del campanile ricostruito, la goffaggine dello stesso: risulta addirittura al di sotto dell’altezza della chiesa! Il campanile ricostruito con il concorso dalla Sovrintendenza alle B.A.A.S., nel silenzio generale di quanti potevano intervenire (Diocesi, Parrocchia, Comune, tecnici, classe dirigente e “intellighentia locale) sembra essere mortificato, ricurvo in se stesso; un vero record, quello di essere unico al mondo, più basso della chiesa stessa. Sembra quasi destinato a rappresentare un comunità rassegnata, inerme, con poco attaccamento alla memoria. Comunque, tutte le giustifiche a questo sgorbio non hanno alcun fondamento e suonano come un’offesa all’intelligenza delle persone. Oggi credo si possa ancora fare qualche cosa: in primo luogo sono chiamati ad intervenire quanti hanno sbagliato e quanti sono stati complici, in colpevole, silenzio.
Questa situazione del campanile, come si diceva, non è solo una immagine romantica o nostalgica che nei cuori dei più viene mortificata, ma la sua realizzazione è stata un momento di disattenzione diffusa ai vari livelli e di mancanza di rispetto per la cultura e la storia di Sant’Angelo dei Lombardi. Nonostante lettere, proteste, polemiche e petizioni, il diffuso riconoscimento del gravissimo errore commesso (così come più volte confermato, allo scrivente,anche da un alto esperto prelato!), non si è fatto nulla. E’ necessario che la gente venga rispettata con la sua storia ed i suoi punti di riferimento. Che,si restituisca ai santangiolesi e all’Alta Irpinia la Cattedrale con maggior decoro ed il Campanile nella forma originaria, senza pretese assurde e faziose rigidità stilistiche.
Il Castello di Sant’Angelo dei Lombardi, fonte inesauribile di scoperte e di passaggi storici importanti, sembra essere a metà del guado. Una restauro senza essere mai stato completato e quindi senza un progetto definitivo di destinazione e di utilizzo; una orribile copertura sopra l’antica cattedrale ritrovata, in ferro e lamiere, che a limite poteva esser utilizzata solo in fase di cantiere, mentre resta lì ingiustificata, brutta esteticamente, costosa ed incapace di proteggere ed ancor più di tutelare e valorizzare il sito. Ma tutta l’idea del Castello Longobardo di Sant’Angelo dei Lombardi, per la verità necessiterebbe di una rivisitazione progettuale di indirizzo e di utilizzo che non può tardare ancora, prima che sia troppo tardi, al fine di inserirlo in un progetto complessivo territoriale di recupero del patrimonio culturale,artistico,per il futuro turistico ed economico del territorio. Discorso a parte merita per Sant’Angelo dei Lombardi, così come per altri centri una rivisitazione dei piani urbanistici, a distanza di anni, al fine di riammagliare territori e dare indirizzi e senso di comunità e di appartenenza ai cittadini.
Portare le industrie in montagna sembrava essere una meravigliosa sfida politica ed un nuovo modo di pensare all’economia, quello di introdurre elementi di reddito industriale nel tessuto agricolo ed economico del territorio altirpino. Alcune aziende, per capacità manageriali ed ottima intuizione, hanno conseguito con successo gli obiettivi preposti (Ferrero, EMA, ecc… ). In diversi casi però, a mio parere, vi è stato un atteggiamento di leggerezza e superficialità, quanto meno, di distrazione che ha favorito truffe, abbandoni e fallimenti vari. A distanza di tanti anni forse è il caso di affrontare il problema dell’industrializzazione in Alta Irpinia, in sintonia con il territorio, la civiltà e la cultura dello stesso al fine di intercettare le nuove dinamiche economiche. E’ necessario creare sinergie e nuove dinamiche economiche territoriali, valorizzare il territorio e stimolare il turismo, in sostanza, favorire il lavoro diffuso e dare dignità ai giovani in modo particolare.
La grave crisi economica e finanziaria di questi ultimi mesi, le iniziative governative fortemente penalizzanti per il sud e l’attività della Regione Campania degli ultimi anni, napolicentrica e marginalizzante nelle zone interne (chiusura di fabbriche, accorpamenti di scuole, chiusure di ospedali, di linee ferroviarie , nessun intervento sull’assetto stradale, ecc…), favoriscono sempre più il calo della qualità della vita e la desertificazione delle zone interne, con la fuga della popolazione. La classe dirigente politica ed economica, chiusa e arroccata nella sua autoreferenzialità, non si rende conto della saturazione della fascia costiera della Campania e della grande potenzialità di sviluppo economico, industriale, agricolo, ecc…, delle zone interne. Infatti, le zone interne, da studi effettuati anche dall’Unione Europea, sarebbero le zone ideali, se non uniche, per uno sviluppo economico integrato, quale aree di interporto tra il nord e sud, quale punto di riferimento tra la fascia costiera tirrenica e quella adriatica, ma anche come ponte verso il Mediterraneo.
Per concludere, ad oltre trent’anni dal sisma, la sfida è tutta aperta, anzi, a mio parere, è ancor più entusiasmante, in quanto ci mette in competizione con “i più vasti e lontani orizzonti”. Allora il problema non è chiudere gli ospedali, accorpare le scuole, ridurre le corse dei pullman, ecc…, ma l’opposto; incentivare la presenza dei cittadini, stimolarli a non andar via e assicurare loro una migliore qualità della vita per cui valga la pena di restare, perché oggi, al contrario del passato, il vero coraggio non sta nel partire, ma nel restare in questi nostri paesi soli ed abbandonati. Anche questo è un modo per ricordare le vittime del terremoto del 23/11/1980″.

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