Alto Calore di Avellino, la telefonata choc: “Buttati nel cesso”

Michelangelo Ciarcia ha contezza della telefonata intercorsa tra un dipendente e un utente dell’Alto Calore.

Il contenuto della conversazione ha irritato non poco il presidente dell’ente di Corso Europa che sta accorgendosi, giorno dopo giorno, di dove è andato a capitare.

Questo che vi raccontiamo è l’ennesimo episodio che riguarda una minima fetta dell’esercito dei dipendenti del carrozzone politico che fa acqua da tutte le parti.

Ne avremmovolentieri fatto a meno ma proprio i dipendenti, quelli PERBENE, ci hanno sollecitato a rendere pubblico qualcosa di cui si discute da tre giorni in quelle mura cadenti e non imbiancate da anni.

Atteggiamenti noti, che vengono subìti dagli stessi colleghi, tra i quali vi è grande disagio rispetto a certi comportanenti.

Intollerabili atteggiamenti, quando vengono attuati nei confronti dell’utenza.

Se il cittadino ha rare frequentazioni, dirette o indirette con certi personaggi, per quanti sono costretti a convivere con pacchi raccomandati dagli atteggiamenti da caporali, diventa davvero difficile lavorare.

Purtroppo, per questi pochissimi ma gravi casi, a subire il danno sono quei dipendenti dai comportamenti irreprensibili, sempre disponibili con l’utenza, grandi lavoratori e per questo spesso penalizzati.

Il caso è noto negli uffici di Corso Europa, ad Avellino: se ne parla da venerdì pomeriggio e molti dipendenti rincarano la dose nei confronti dell’anonimo interlocutore che ha avuto parole di inaudita volgarità nei confronti di un utente.

Raccontano chi è, cosa fa, chi lo ha fatto entrare all’Alto Calore, chi lo ha raccomandato, chi continua a proteggerlo, chi deve subire i suoi comportamenti.

Senza fare mai il nome.

Per carità, è meglio evitare.

L’audio della telefonata è stato ascoltato sia dal presidente che da qualche dipendente: hanno conosciuto la voce, sanno benissimo chi è quel personaggio che pare non sia alla prima “uscita” del genere.

Viene decsritto come uno che frequenta quelle stanze dandosi arie di alto dirigente nonostante la bassa qualifica rivestita.

Noi non conosciamo il suo nome, perchè al telefono ha sbaitato che lui non è tenuto a foirnire le generalità.

In ragione di ciò, essendo “anonimo”, non potrà appellarsi alla legge sulla privacy quando l’audio – ora oggetto di indagine –  sarà pubblicamente divulgato.

Ne siamo in possesso: la telefonata è di venerdì scorso, ore 12.21 della durata di 6′ 30″ zeppa di affermazioni a dir poco discutibili.

Cosa è accaduto?

Un utente chiama a un numero interno dell’Alto Calore, che gli hanno fornito allo sportello, ed è già fortunato che dopo 12 squilli qualcuno risponda a telefono.

In effetti quell’interno corrisponde a una donna ma il tizio è tuttofare e, sentendo squillare l’apparecchio, si precipita a rispondere garantendo subito “di avere trovato la persona giusta”.

Non è effettivamente così l’utente nell’incappare in quel tizio che parla al plurale, “noi siamo”, “noi facciamo”, “noi diciamo” affermando di farlo a nome dell’Ente di cui è esperto amministrativo.

E quando –  rispetto a una serie di evidenti affermazioni da barzelletta, non consone a un esperto di rango – l’utente si permette di domandare: posso conoscere il suo nome? Con chi sto parlando?, il tizio si rifiuta di fornire le generalità, di fornire il suo nome nel timore che qualcuno potrebbe riconoscerlo e capire che è una mezza calzetta, anzichè quell’esperto di cui si fa vanto di essere.

Continua a ripetere: “Non devo dire il nome a lei, sta parlando con l’Alto Calore”.

Poi va in tilt, farguglia spiegazioni assurde e comincia a urlare: “Ma chi sei, che vuoi, come ti atteggi?”, rivolgendosi al malcapitato utente.

Per concludere in modo sintetico ed eloquente offrendo 1) domande, 2) giudizio 3) consiglio finale

“Ma chi seiiiii? Miezzo sceeemo, ha capito? Jettiti into ò cesso (traduzione: buttati nel cesso)“.

Magari tirando pure l’acqua, quella dell’Alto Calore.

Ente in cui qualcuno, adesso, darà una pacca sulla spalla al tizio dicendogli: “Hai fatto proprio bene”, promettendogli una promozione. Ma Michelangelo Ciarcia pare proprio che non la pensi così.

 

 

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