Ah, ci risiamo: ma si, assessore, chiuda pure lo stadio Partenio

Nemmeno il tempo di archiviare il campionato ed ecco l’avvertimento a mezzo tv: l’assessore Paola Valentino, ha fatto sapere all’Avellino Calcio che il Comune chiuderà lo stadio se la società non pagherà le morosità pregresse. Tramite i colleghi di Otto Channel, ha fatto risparmiare al comune i soldi per la raccomandata. E questo è un bel gesto.

Ma perché pubblicizzare tanto questa iniziativa che nemmeno porta simpatie da parte dell’elettorato? Perché non rapportarsi direttamente con la società e farlo attraverso la tv?

Noi ricordiamo una conferenza stampa, nel giorno dell’incontro tra l’ex Presidente della Lega di serie B Abodi e il Sindaco della città, con successiva conferenza stampa durante la quale (vedi foto) parlò soprattutto Walter Taccone, spiegando come stavano le cose, esponendo conteggi, parlando di compensazioni, di aspetti burocratici, argomenti su cui i due assessori presenti rimasero in silenzio.

Ora la Valentino torna alla carica e minaccia di chiudere lo stadio. Se il Comune ritiene di avere ragione, faccia pure, preparandosi poi a gestire un’altra opera. Perché Taccone s’è già premurato di interpellare qualche Sindaco per portare l’Avellino a giocare altrove, in attesa di ottenere terreni da un Comune limitrofo dove realizzare un nuovo stadio. Intanto ha trasferito la sede sociale a Monteforte Irpino, e questo è un primo segnale.

Senza l’Avellino calcio, lo stadio Partenio rischia di diventare come il Mercatone senza negozi, l’Autostazione senza autobus, il Tunnel senza il buco, solo pochi esempi di opere inutili e costose che nemmeno attirano i turisti i quali, però, si fermano ad osservare i ruderi dei palazzi, in pieno centro e in bella mostra, quelli danneggiati dal terremoto e pericolanti, oppure il Palazzo della Dogana recintato, il Castello fantasma e altre brutture scambiate per attrazioni turistiche. L’unica che tutti conoscono, in Italia, è lo stadio Partenio che rischia di essere aggiunta alle altre opere inutilizzabili.

Se a Palermo c’è il “palazzo della vergogna”, ad Avellino ci sono le “opere della vergogna”.

 

 

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